VENERDI' 31 GENNAIO 2020 TEATRO F.CILEA REGGIO CALABRIA ORE 17.30

Regia di Mimmo Calopresti - Sceneggiatura: Mimmo Calopresti, Monica Zappelli - Fotografia: Stefano Falivene - Montaggio: Valerio Quintarelli - Musiche: Nicola Piovani Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Sergio Rubini - Anno: 2019 - durata 89 minuti.

Ad Africo, alla fine degli anni ’50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini. Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord, e vuole insegnare l’italiano “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere”. Ma per Don Totò, quello che detta la vera legge, Africo non può diventare davvero un paese ‘italiano’...

Il 20 gennaio 1945 la popolazione di Africo assaltò con armi da fuoco e distrusse con bombe a mano la locale caserma dei carabinieri, costringendo i tre o quattro militi presenti a rifugiarsi negli scantinati e liberandoli solo dopo averli disarmati. Qualche anno dopo, nel marzo 1948 il settimanale L’Europeo pubblicò un reportage da Africo a firma del giornalista Tommaso Besozzi, corredato da alcune fotografie di Tino Petrelli; tale reportage (che faceva parte di un’ampia inchiesta sulle condizioni del Mezzogiorno promossa da Arrigo Benedetti) mostrava come le condizioni del paese non fossero sostanzialmente migliorate rispetto a quelle descritte vent’anni prima dal meridionalista Umberto Zanotti Bianco. L’arrivo del cronista “del nord” nel borgo selvaggio calabrese è una delle scene – chiave di Aspromonte – La terra degli ultimi, il film che Mimmo Calopresti ha presentato in anteprima assoluta al 65o Taormina Film Festival. Tutta la vicenda, compresi di drammi personali di Peppe, reduce di guerra abbandonato dalla moglie con un figlio bambino, e della maestra viene osservata e commentata da Ciccio (Marcello Fonte), perfettamente calato nel ruolo di un bizzarro e saggio poeta popolare che svolge quasi il ruolo del coro nella tragedia greca: un controcanto ironico e lirico allo stesso tempo.
La cronaca ci dice che il paese fu abbandonato in seguito alla disastrosa alluvione del ’51 e le vicende della sua ricostruzione in un altro sito sono rimaste negli annali come uno dei più gravi scandali politici.
Aspromonte – La terra degli ultimi (si ispirata all’opera letteraria di Pietro Criaco “Via dell’Aspromonte”) è un film che rievoca simbolicamente l’impossibilità di una comunità del profondo Sud di risollevarsi dall’arcaicità e dalla sopraffazione. Immerso in un’ambientazione che più pauperistica non si può, pietre, fascine di rami, bimbi scalzi, facce deformate dallo sporco, il film di Calopresti staziona tra moto dell’anima (lui e il producer Fulvio Lucisano, entrambi calabresi omaggiano le proprie radici e la propria terra) e un ché di insolitamente ribelle e rivoltoso.
Alla memoria di ciò che si è stati è infatti dedicato il film e l’intenzione di Mimmo Calopresti - e della co-sceneggiatrice Monica Zappelli (I Cento Passi) - è di fare conoscere un mondo vinto e perduto: Il Sud è da sempre luogo geografico e luogo dell’anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alle porte dell’Europa.(M Calopresti)

 

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