Drammatico; Regia: Guillaume Senez; Sceneggiatura: Guillaume Senez, Raphaëlle Desplechin-Valbrune; Fotografia: Elin Kirschfink; Montaggio: Julie Brenta; Interpreti: Romain Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay, Basile Grunberger, Lena Girard Voss, Dominique Valadié;     Titolo originale:  Nos batailles; Produzione: Isabelle Truc, David Thion, Philippe Logie;  Paese:  Belgio, Francia 2018; Durata: 98 minuti.

Olivier, un caporeparto di 39 anni, dà tutto per il suo lavoro. Stanca di essere trascurata, la moglie Laura, madre dei suoi due figli, decide di andare via di casa inchiodandolo così alle sue responsabilità. Del tutto perso e in balia degli eventi, Olivier dovrà fare i conti con la nuova condizione di padre single che deve crescere i figli da solo.

Il film, opera seconda di Guillame Senez, è stato proiettato nella sezione International Critics’ Week al Festival di Cannes 2018, dove ha ricevuto sette nomination al 9 ° Magritte Awards vincendone cinque, tra cui Miglior Film e Miglior Regista per il belga già vincitore del Torino Film Festival 2015, con il suo film d’esordio Keeper. Le nostre battaglie viene raccontato dal regista in occasione della partecipazione del film fuori concorso alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2018: "Mentre ero alle prese con la realizzazione del mio primo lungometraggio, mi sono separato dalla madre di miei figli. Ho imparato così a vivere da solo con i bambini, a guardarli, ad ascoltarli e a comprenderli. Per me, è stato un periodo di vita fondamentale sia come uomo sia come regista. Mi sono chiesto allora come sarebbero andate le cose se fossi stato completamente da solo, vedovo o lasciato. La risposta è stata semplice: non sarei riuscito a trovare la giusta stabilità tra lavoro e famiglia. Volevo raccontare di ciò, di come sia difficile preservare l'armonia e l'equilibrio, sia dal punto di vista finanziario ma soprattutto da quello emotivo”. Le nostre battaglie guarda al mondo del lavoro di oggi, più specificatamente al suo impatto sulla famiglia e spinge ad una riflessione sulla gestione qualitativa del tempo, su cosa voglia dire dedicarsi alla famiglia calibrando necessità e urgenze, sulla dedizione spesso goffa che si plasma sulle difficoltà. Senez mantiene con consapevolezza un tono colloquiale e intimo nel racconto, scivola dalla descrizione di un quotidiano scandito dai ritmi lavorativi a quello imposto dall’urgenza impellente di dover mostrare una presenza allo stesso tempo accudente e responsabile, senza cadere nei toni pietistici della commiserazione per un protagonista improvvisamente abbandonato a sé stesso. Non dispensa colpe né soluzioni, si preoccupa piuttosto di analizzare capacità e incapacità di reazione in un momento di crisi imprevista, isola i dettagli per renderli esemplari della precarietà del contesto. Il film ha il grande pregio di rimanere in equilibrio, trattando con dolcezza una vicenda tanto amara, è la fiducia che la storia nutre, nonostante tutto, nel genere umano. Così come gli operai in fabbrica non sono soli, anche Olivier non è mai abbandonato a sé stesso. In lotta contro il mondo del lavoro, in lotta contro i bambini che gli preferiscono la mamma, in lotta contro sé stesso e i suoi errori, in lotta contro la moglie che lo ha abbandonato, Olivier sopravvive grazie all’aiuto della madre e della sorella, figure femminili accoglienti e positive che non mettono mai in questione, rifiutando persino di giudicarla, la scelta di Laura.

Il regista affianca le due facce inscindibili, pubblico e privato soprattutto in determinate condizioni sociali ed economiche; tratteggia con sicurezza ambienti e relazioni, evita eccessi melodrammatici ma commuove, descrive il percorso di un uomo di necessità e dolore, mischiando debolezze e ruvidità, lasciando Olivier a vivere in un’atmosfera di amara speranza, tipica di chi è costretto a fare i conti con la propria emotività. Il film è spietato nel raccontare con identica attenzione al dettaglio l’alienazione in fabbrica fatta di battaglie perse degli operai, e quella in casa, la battaglia persa di una donna contro la depressione e di un uomo contro il suo stesso orgoglio.

 

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