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Vincitori del Premio
VI edizione 2008-2009
Pubblicazioni
taliane
Ex equo
Mauro Carbone, Sullo schermo dell’estetica. La pittura, il cinema e la filosofia da fare, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni, 2008
Motivazione dell'assegnazione del Premio.
Nel suo libro, Mauro Carbone affronta il rapporto tra cinema e filosofia in una prospettiva originale e innovativa che gli consente di aprire un campo di indagine, assai promettente, irriducibile alle due concezioni con cui in generale tale rapporto è stato fin qui pensato: da un lato l’idea tradizionale che considera il cinema come oggetto di riflessione filosofica, dall’altro la tesi, originariamente deleuziana, secondo cui il cinema sarebbe esso stesso una peculiare forma di pensiero. Il gesto teorico grazie a cui Carbone prende fruttuosamente le distanze da queste due posizioni consiste nel valorizzare il ruolo centrale che spetta di diritto al cinema nell’ambito di un’estetica, da intendersi non tanto come una disciplina specialistica ma come un modo di interrogare criticamente l’intero dispiegamento dell’esperienza sensibile. Il cinema in tal modo, proprio come la pittura nell’ultimo Merleau-Ponty, offre a una filosofia del senso, qual è l’estetica, l’opportunità di ripensare se stessa e di rinnovare il suo medesimo vocabolario concettuale.
Franceso Ballo: Jacques Tourneur. La trilogia del fantastico, Editore Falsopiano, 2008
Motivazione dell'assegnazione del Premio.
Francesco Ballo nel suo prezioso saggio organizza, con acume e finezza analitica, la sua "magnifica ossessione" per il regista de "Il bacio della pantera" e di altri capolavori che lavorano sull'ambiguità delle ombre che ci assediano come spettatori e come essere umani. La missione possibile e feconda di questo saggio è imparare quasi a memoria i film, metabolizzarli, scomporli e ricomporli per svelare il lavoro interno al testo, gli stilemi e le suggestioni di un maestro del fantastico e per ragionare sulla paura e sulla malinconia del suo cinema inimitabile.
Pubblicazione francese
Luc Moullet
Piges choisies (de Griffith à Ellroy) Editeur Capricci, 2009Motivazione dell'assegnazione del Premio.
La particolarità di Luc Moullet è di essere allo stesso tempo autore di film, generalmente dei cortometraggi, e critico, generalmente cinematografico. In quanto autore, egli si definisce come «comico», particolarmente in una raccolta di cortometraggi presentata da lui stesso e che ha intitolato Luc Moullet en shorts, con un doppio senso non equivoco, cioè Luc in pantaloncini aderenti o, se si vuole, Luc Moullet in pantaloncini corti. Vi sono descritti luoghi comuni, geografici o generalmente antropologici, di cui l’autore sottolinea la sostanziale assurdità o la banalità. Tra i giudizi più illuminanti sul lavoro di Luc Moullet cito quelli di Jean-Marie Straub: «Luc Moullet è indubbiamente l’unico erede al contempo di Buñuel e di Tati», o quello di Jean-Luc Godard: «Moullet, è Courteline rivisitato da Brecht»; e quello infine di Jean Douchet: «Non ci sono in lui belle immagini, né effetti ostentati di cinepresa. In modo semplice, rapido e diretto vede ciò che c’è da dire».
Il premio "Maurizio Grande" gli viene consegnato per la raccolta di testi critici pubblicata dalle edizioni Capricci del Centro Pompidou con il titolo di Piges choisies, che potremmo tradurre con Pezzi scelti, pezzi indicando una parola particolare francese, «piges», cioè cartelle o pagine scritte per un giornale.
Jean-Paul Manganaro
La giuria del Premio ha deciso di attribuire un Encomio al saggio
Marco Dinoi, Lo sguardo e l’evento. I media, la memoria, il cinema, Le Lettere, Firenze 2008.
Dal "sembra vero", con cui i primi spettatori cinematografici accoglievano le proiezioni dei fratelli Lumière, al "sembra un film", con cui molli spettatori televisivi hanno reagito alle immagini che ci giungevano da New York l'11 settembre 2001, si è pienamente compiuto un salto cognitivo: la finzione sembra fornire un quadro concettuale che sovrapponiamo alla realtà per comprenderla, fino a una potenziale indistinzione tra reale e immaginario. Lo sguardo e l'evento cerca da un lato di descrivere e interpretare gli effetti di tale salto relativamente alla fruizione mediatica (internet e tv, in primo luogo), a partire dalle sequenze che hanno veicolato l'attentato al World Trade Center, dall'altro di rilevare le "strategie di resistenza" con cui una parte del cinema contemporaneo risponde a questo orizzonte verso cui alcuni cineasti tendono a scardinare le rappresentazioni proprie del nostro habitat comunicativo (in relazione alla realtà, alla storia, alla memoria e allo sguardo; sono queste le quattro grandi aree tematiche che vengono affrontale con un taglio interdisciplinare, dalla sociologia dei media alla teoria del cinema), per far emergere le ambiguità e le funzioni eterogenee dell'immagine, per mettere in scena, ancora, lo sguardo e il mondo.
Marco Dinoi (1972-2008) è stato docente di Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico e di Metodologia della critica presso l'Università degli Studi di Siena. Come regista ha realizzato cortometraggi e documentari. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Girare in digitale. Istruzioni per l'uso della nuova tecnologia (2000).
V edizione 2007-2008
Pubblicazione italiana
Veronica Pravadelli
La grande Hollywood. Stili di vita e di regia nel cinema classico americano. Marsilio, Venezia, 2007La grande Hollywood racconta come il cinema interpreta e costruisce desideri sociali e stili di vita nell'America del periodo 1930-1960. Forma di intrattenimento dominante, il cinema produce spettatori che in sala vivono più intensamente modelli esistenziali e percorsi possibili della propria identità. La rappresentazione del desiderio e dei rapporti intersoggettivi si modifica negli anni, soprattutto in relazione alla dialettica tra maschile e femminile. Ma anche la messa in scena, le forme del racconto e la qualità visiva dell'immagine mutano. Grazie a un metodo che fonde l'analisi del film e la teoria narrativa con gli studi storici sulle dinamiche di gender, questo libro indaga le diverse forme di convergenza tra stili di vita e modi di messa in scena. La ricerca si sviluppa attraverso i generi più rappresentativi, dalla commedia sofisticata al noir, dal film d'avventura al woman’s film, dal musical al family melodrama. Nella convinzione che il circuito tra socialità e forme dell'identità raggiunga una maggiore intensità simbolica nei film di successo, La grande Hollywood affronta film che hanno raggiunto un vasto pubblico e sono stati apprezzati dalla critica, come Accadde una notte e Venere bionda, La fiamma del peccato e Il romanzo di Mildred, Gli uomini preferiscono le bionde e Cantando sotto la pioggia. E insieme interpreta e celebra le tecniche di recitazione e il fascino straordinario dei divi e degli attori che hanno popolato il nostro immaginario: Cary Grant e Katharine Hepburn, Marlene Dietrich e Joan Crawford, William Holden e Marilyn Monroe, Lauren Bacall e Humphrey Bogart.
IV edizione 2006-2007
Pubblicazioni italiane
Ex equo
Emiliano Morreale
Mario Soldati. Le carriere di un libertino. Le Mani, Recco, 2006Questo libro è la prima ricognizione complessiva dell’opera di Mario Soldati, personalità centrale del nostro Novecento e ancora poco studiata: scrittore di primissimo ordine (America primo amore, A cena col commendatore, Le lettere da Capri), autore di alcuni capolavori del cinema italiano (Piccolo mondo antico, Malombra, Fuga in Francia, La provinciale), pioniere della televisione (cui ha regalato alcuni programmi leggendari come il Viaggio nella valle del Po). Il libro di Morreale si articola in due parti ben distinte. La prima traccia un rapida biografia del personaggio e ne studia i temi essenziali: il gusto dell’avventura, il peculiare cattolicesimo, la sensibilità per le distinzioni di classe, l’attenzione alle mutazioni sessuali, il confronto con l’America degli anni ’30 e col neorealismo italiano, la passione di viaggiatore, il rapporto con la politica e la società italiana. La seconda parte fornisce una doverosa introduzione ragionata al suo cinema, film per film, a cominciare dalla sua attività di sceneggiatore per Camerini e spingendosi fino alle opere televisive e all’attività critica e giornalistica dagli anni ’60 in poi. Ne risulta un ritratto sfaccettato e sorprendente, documentato e inventivo, che rende giustizia insieme allo scrittore e al regista mostrandolo anche come crocevia di esperienze e momenti culturali i più diversi e insospettabili e scoprendone una assoluta modernità.
Luca Venzi
Il colore e la composizione filmica
Edizioni ETS, Pisa, 2006
Siamo naturalmente del tutto certi che vi siano sempre i colori nel cinema a colori, più o meno chiari o scuri, più o meno accesi o sfumati, più o meno fedeli ai colori della vita. Ma il colore? Il colore in quanto tale, inteso come valore visivo e concettuale utilizzabile dal film in qualsivoglia direzione formativa, c'è sempre nel cinema a colori? O non ci capita assai spesso di guardare film a colori senza accorgerci, se così si può dire, che in essi vi sia del colore? Articolandosi lungo le linee di una definita prospettiva teorica ed avvalendosi di un confronto analitico serrato con film tra loro anche radicalmente dissimili, questo libro si propone di studiare il colore come elemento della composizione cinematografica. E di mostrare come esso si configuri, sebbene il cinema lungo il corso della sua storia lo abbia assai raramente impiegato in funzione costruttiva, come uno dei più complessi, fecondi e affascinanti strumenti espressivi in dotazione all'immagine filmica.
Pubblicazione francese
Jean Narboni:
Naruse. Les temps incertains. Cahiers du Cinèma - Auteurs, 2006
Des grands maîtres du cinéma japonais comme Ozu, Mizoguchi, Kurosawa, c'est Mikio Naruse qui reste à ce jour le moins connu du public occidental. L'auteur nous permet non seulement de resituer Mikio Naruse dans le cinéma japonais, et particulièrement par rapport à Ozu auquel il fut souvent comparé, mais plus globalement dans l'histoire du cinéma mondial, en construisant des ponts audacieux avec des cinéastes comme Dreyer, Bergman, Antonioni, Truffaut. our mieux analyser son style et sa mise en scène, Jean Narboni nous entraîne sur les pas de Tchekov pour l'éthique de ses personnages, et de Schubert pour son tempo. «Le naturel comme qualité de la forme, la sensation du temps de ce qui ne cesse de passer comme effets d'un art du récit si peu voyant qu'on l'a longtemps tenu pour facile : c'est à ces deux constantes que son cinéma doit sa continuité et a tenue. A entendre musicalement et moralement». Par cet ouvrage, et à l'encontre des idées reçues, Jean Narboni restitue à Mikio Naruse, la place qui lui est due, auprès des plus grands cinéastes du XXè siècle.
III edizione 2005-2006
Pubblicazione italiana
Francesco Casetti
L'occhio del Novecento.
Cinema, esperienza, modernitàBompiani, Milano, 2005
Il cinema è stato indubbiamente l'arte che meglio ha saputo incarnare la grande svolta che il Novecento ha rappresentato nella storia dell'uomo, non solo per la modernità tecnologica dei suoi mezzi, ma anche, e in senso più profondo, perché ha saputo dar voce e influenzare una nuova società con diverse esigenze estetiche. Il cinema è stato il mito e il rito di una nuova umanità: nuovo dizionario di simboli e comportamenti in un mondo che ha bruciato i suoi vecchi vocabolari, nuova forma di comunione sociale nell'era dell'avvento della massa. Alternando la rilettura di una quindicina di capolavori fondamentali (da Quarto Potere a Blow Up, da Griffith a Ejsenstejn) a brevi squarci di teoria degli anni venti e trenta (Benjamin, Kracauer, Delluc, Epstein), e a un'analisi rivelatrice di alcuni procedimenti tecnici tipici del linguaggio cinematografico, Francesco Casetti ci guida alla riscoperta del cinema e della modernità, chiarendo in modo magistrale perché il cinema vada considerato l'autentico "occhio del Novecento".
II edizione 2004-2005
Pubblicazione italiana
Fulvio Carmagnola
Plot, il tempo del raccontare
nel cinema e nella letteratura,Molteni, Roma, 2004
Il cinema, insieme alla musica, è forse l’espressione della cultura umana più strettamente legata all’idea di tempo. Che sia narrativo o spettacolare, di massa o di avanguardia, il racconto cinematografico si svolge comunque in un segmento definito del tempo. In queste pagine, che sviluppano la riflessione avviata in Pulp times, si entra nel vivo del tradizionale dibattito tra il tempo della rappresentazione e il tempo rappresentato. Lo si fa convocando altri testi, altre tradizioni: alcune riflessioni sulla narratologia e sul tempo narrativo, e alcune delle pratiche esemplari nella letteratura. E confrontando questo tempo emergente dalle teorie letterarie e dalle pratiche del racconto con gli esempi cinematografici e con le considerazioni sempre più frequenti degli osservatori, interni o esterni, del fenomeno-cinema. Dunque diversi sono i domini di riferimento: la discussione su “tempo e racconto”, per riprendere il titolo del celebre studio di Paul Ricœur; alcuni degli esempi più rilevanti di pratica temporale nella narrazione letteraria (ad esempio in Proust, Borges, Dick, Effinger); le riflessioni sul tempo cienmatografico che culminano negli anni Ottanta nel fondamentale lavoro di Gilles Deleuze.
Pubblicazione francese
Trafic - Revue de cinéma
N.50 - Qu'est-ce que le cinéma?
"Le cinéma a posé de façon totalement neuve et inédite, dans l’histoire des arts, le rapport entre la créature imaginaire (celle que le créateur, pour aller vite, a dans la tête), la créature réelle (ce que les peintres et les photographes appellent le modèle), et la créature inscrite dans l’œuvre (la figure, le personnage incarné dans le film)." Dans "Marginalia", Pierre Léon interroge la "honte originelle" du cinéma (art saltimbanque et art mixte) et analyse ses points de rencontre avec les autres arts, notamment la littérature, qui prennent la forme de tentations inéluctablement esquivées: "La tentation du cinéma aura toujours été cela: ressembler à la littérature; celle des cinéastes, de marcher au hasard des rues avec la besace et le manteau de Diogène-le-chien, […] mais le cinéma est grégaire. C’est sa nature économique […]. Ce qui fait une des forces du cinéma, c’est ça aussi : imiter sans jamais copier les expériences solitaires en sachant pertinemment qu’il ne serait possible de rendre compte d’une expérience de ce genre qu’en épaississant le mystère, qu’en voilant un peu plus la vérité, pour que ce voile seul soit son authentique épiphanie."
I edizione 2003-2004
Pubblicazione italiana
Sergio Arecco,
Il paesaggio del cinema,
Le Mani, Genova, 2002
Da Ford a Almodóvar… Dalla mitologia western alla mitologia contemporanea. Dal vuoto della Monument Valley che improvvisamente si popola di uomini e cavalli al pieno dello scenario urbano che improvvisamente si spopola e si fa deserto, luogo di solitudini e derive. Nel passaggio dal cinema classico al cinema postmoderno non cambia la logica di una visione che è sempre visione di confini e sconfinamenti, contrazione e dilatazione di spazi e orizzonti, margini e figure. Costruito attorno all’opera di dieci registi giudicati esemplari del rapporto cinema/territorio – Michelangelo Antonioni, Eric Rohmer, Howard Hawks, Terrence Malick, Pedro Almodóvar, Luchino Visconti, Joel e Ethan Coen, Jane Campion, Bernardo Bertolucci, John Ford, secondo il percorso tra “vecchio” e “nuovo” sapientemente tracciato dall’Autore –, il presente libro costituisce un importante contributo all’analisi di quel vero e proprio doppio che, per il grande cinema di ieri come di oggi, è stato ed è il paesaggio. Nel senso di un immaginario che non è mai sfondo o contorno illustrativo, ma presenza viva, interlocutore privilegiato e speculare ai personaggi, complemento insostituibile alla loro articolazione narrativa e alla loro storia.
Pubblicazione francese
Jacques Rancière,
La fable cinématographique, Seuil, Paris, 2002
Jacques Rancière analyse les formes de ce conflit entre deux poétiques qui fait l'âme du cinéma. Entre le rêve de jean Epstein et l'encyclopédie désenchantée de Jean-Luc Godard, entre l'adieu au théâtre et la rencontre de la télévision, en suivant James Stewart dans l'Ouest ou Gilles Deleuze au pays des concepts, il montre comment la fable cinématographique est toujours une fable contrariée. Par là aussi, elle brouille les frontières du document et de la fiction. Rêve du XIXe siècle, elle nous raconte l'histoire du XXe siècle. (Quatrième de couverture)